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Collana «Scrinia»

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Massimo Naro

Anelli tutti di una sola catena

I santi nei mosaici del Duomo di Monreale

ella letteratura più recente sul Duomo di Monreale mancano opere che evidenzino, oltre le sue caratteristiche estetiche, la destinazione liturgica della costruzione, all’interno del più ampio complesso monumentale voluto da Guglielmo ii e comprendente anche il bellissimo chiostro e l’imponente monastero benedettino, e che offrano una lettura teologica dei cicli musivi che coprono le sue vaste pareti. A questa carenza comincia a porre rimedio questo volume. Tratta di un tema limitato: i santi raffigurati nel duomo monrealese. E ne tratta con un taglio chiaramente teologico. L’autore dell’ampio saggio introduttivo discute del significato che l’ideatore o gli ideatori dei cicli musivi vollero dare all’inserimento in essi, quasi a coprire tutti gli spazi disponibili, di tante figure di santità cristiana ed anche del criterio della scelta delle stesse figure (martiri dell’antichità cristiana, monaci della tradizione benedettina, santi venerati dai normanni ed altri ancora), . . . >>

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Bernardo Briganti

Ammirabile più che imitabile

Testimonianze iconografiche della santità

di Bernardo da Corleone

an Bernardo da Corleone, cappuccino siciliano vissuto nel Seicento, fu un santo “barocco” e come tale partecipò delle caratteristiche della santità del suo tempo: rappresentò, cioè, una santità da ammirare più che da imitare. Da ammirare per la facilità con cui egli sembrava anticipare nella fede la visione di Dio, trapassando agevolmente il velo che separa il mondo terreno dal mondo celeste. E impossibile da imitare nella sua ascesi tanto aspra da fare agli altri paura. La riproduzione in questo volume delle raffigurazioni – le più note e le più comuni ed anche quelle più rare – del cappuccino di Corleone dal Seicento ad oggi, da un lato, ci permette di farci un’idea della diffusione veramente a raggio europeo, almeno per il primo secolo dopo la sua morte, della devozione verso di lui, e, dall’altro, ci aiuta a cogliere il carattere barocco della sua figura di santità che, difatti, appare con grande evidenza nelle prime incisioni a stampa e nelle pitture . . . >>

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Massimo Naro

Gioirono al vedere il Signore

Icone del Risorto nel Duomo di Monreale

’immensa produzione iconografica e pittorica italiana esprime bene il peso e lo spazio che nell’arte cristiana ha avuto la resurrezione di Cristo Gesù. Non solo come suo contenuto precipuo, ma anche e soprattutto come suo principio e criterio ispiratore. Da qui l’abbondanza di affreschi e di mosaici che impreziosiscono le chiese, di pale d’altare, di arazzi, di tele e di tavole più o meno grandi, di sculture marmoree, bronzee e lignee, di miniature dipinte sulle pergamene di antichi codici biblici e liturgici o incise su reliquiari smaltati, su calici d’oro e ostensori d’argento, quasi un fiume d’arte in piena che attraversa la grande pianura dei secoli e che straripa dall’Italia in tutta Europa. Spiccano le tipologie iconografiche più diffuse e tradizionali: per un verso la resurrezione di Gesù, raffigurata secondo gli stilemi medievali e moderni, soprattutto quello del sarcofago marmoreo di foggia classica con la lapide ribaltata da cui fuoriesce glorioso il Risorto . . . >>

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Domenico Benedetto Gravina

Il Duomo di Monreale

illustrato e riportato in tavole cromolitografiche

uesto volume ripropone le novanta tavole su cui l’abate Domenico Benedetto Gravina – facendosi coadiuvare da un gruppo di giovani disegnatori –, riprodusse, con rigorosa acribia “filologica” e con acuta competenza storico-artistica, l’intero complesso musivo del duomo normanno, dando così corso a una monumentale fatica editoriale compiuta nel decennio 1859-1869 e data alle stampe in due grandi tomi – uno contenente le tavole, l’altro contenente un lungo e particolareggiato commento storico-teologico sull’architettura e sui mosaici della basilica cattedrale – presso lo stabilimento tipografico palermitano di Francesco Lao, in collaborazione con la litografia Richter di Napoli, da dove vennero a Palermo, per lavorare insieme allo studioso benedettino, due importanti e competenti incisori: Konrad Grob e Georg Frauenfelder. Quest’ultimo impiantò a Palermo una sua litografia per portare a termine l’opera curata dal Gravina . . . >>

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Salvatore Falzone

Il tempo di una fotografia

Istantanee d’epoca a San Cataldo

l tempo della fotografia, in questo libro, è quello degli anni già passati, della vita ormai diventata storia. Quella dei sancataldesi alla fine dell’Ottocento e nei primi sei decenni del Novecento. Una storia relativamente recente, la cui peculiarità non risiede nel segmento temporale più o meno lungo che la costituisce, né nei fatti più o meno importanti di cui essa si compone, neppure nei personaggi più o meno noti di cui narra, e nemmeno nella fama dei suoi cronisti – nella maggior parte dei casi rimasti anonimi –, bensì nel modo in cui è stata scritta: una scrittura nuova, fatta di luce prima ancora che d’inchiostri. Utile ad azzardare un nuovo metodo – di più: un nuovo idioma – storiografico. Le centosessanta fotografie di questo libro sulla storia primo-novecentesca di San Cataldo sono, appunto, altrettante parole di questa inconsueta – e fino ad oggi inedita – storiografia. Tessere più o meno piccole, a volte piccolissime, di un mosaico in bianco e nero . . . >>

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Vince la luce

La “via lucis” disegnata, dipinta e plasmata

da Silvana Pierangelini Recchioni

due anni dalla scomparsa di mons. Cataldo Naro, avvenuta a Monreale – dov’egli era arcivescovo – il 29 settembre 2006, una mostra artistica (28 settembre-31 ottobre 2008, Museo Diocesano di Caltanissetta), di cui questo volume costituisce il catalogo, lo ricorda con la via lucis disegnata, dipinta e plasmata in formelle di terracotta dall’artista romana Silvana Pierangelini Recchioni: la bellezza artistica e il vangelo pasquale – insieme – sono un segno efficace per fare memoria di lui. Difatti mons. Naro, che amava recitare la preghiera del card. John Henry Newman – Luce gentile – trascritta ad esergo di questo volume, celebrando la liturgia nella splendida basilica cattedrale di Monreale, sperimentò la grazia di riscoprire il grande valore della bellezza artistica, che – secondo ciò che egli stesso scrisse nella sua seconda lettera pastorale Amiamo la nostra Chiesa – altro non è che un riflesso della bellezza del Risorto . . . >>

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Antonio Mercadante

Bambini di cera

ambini di cera è il settimo volume della collana “Scrinia”, che il Centro Cammarata dedica alla raccolta di testimonianze artistiche, storiche, sociali in gran parte sconosciute o poco note, per offrirne al pubblico la riscoperta. Esso propone un raffinato e suggestivo itinerario fotografico che illustra i Bambinelli di cera del famoso mastro ceraio Domenico Fasulo (Palermo 1834-1920 c.), alcuni firmati dall’artigiano artista, altri – pur non firmati – per le loro peculiari, inequivocabili, caratteristiche a lui attribuibili con certezza. Tutti, infatti, si connotano per alcuni ricorrenti tratti stilistici che le suggestive fotografie di questo libro evidenziano: l’incarnato delicato e al contempo realistico, la capigliatura curata nel dettaglio, l’orlo dorato e increspato dei perizoma, il cuoricino rosso tenuto in mano dal Bambin Gesù o adagiato sul suo petto. Quest’ultimo elemento, che costituisce una sorta di firma dell’autore, in realtà innesta su un genere tipicamente siciliano . . . >>

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Alda Giambelluca Kossova

Ad erudiendam fidelium plebem

Esegesi dei primi sunti scritturali paleoslavi

(ss. IX-XI)

Operai dell’ultima ora” solevano definirsi gli Slavi di fede ortodossa per la loro tardiva conversione. Il Vangelo era stato loro predicato soltanto  fra gli ultimi lustri del secolo IX (il Primo impero di Bulgaria) e la vigilia del Mille (la Rus’ kieviana). La loro cristianizzazione segnava anche il loro ingresso nella grande storia europea. Fra i tanti, repentini, cambiamenti radicali, che la conversione alla fede cristiana apportò alla loro esistenza, svetta la scoperta delle litterae, che a breve avrebbe favorito la nascita di due ragguardevoli tradizioni scrittorie, rispettivamente a Occidente e a Oriente del Ponto. In capo a qualche lustro sbocciavano letteralmente dal nulla in Preslav e Ocrida le due scuole scrittorie del Primo impero di Bulgaria tra fine IX e inizio X secolo. La Rus’ kieviana, invece, immersa nel fonte battesimale per volere del principe Vladimir Svjatoslavič nel 988, cominciò ad affermare il proprio anelito a una tradizione scrittoria autoctona . . . >>

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lle quattordici stazioni della Via Crucis spetta un posto di primo piano tra i soggetti religiosi più rappresentati dagli artisti. Una moltitudine di Cristo davanti a Pilato, di cadute sotto il peso della Croce, di incontri con la Madre e con le donne di Gerusalemme, Crocifissioni, Sepolture, punteggiano in buon ordine le pareti di ogni chiesa cristiana, mostrandoci gli equivalenti figurativi di una pietà che nello svolgersi dei circa sei secoli di devozione al cammino della Passione in forma di stazioni meditate, ha trovato soprattutto nel popolo la sua prima espressione e la più partecipata. Artisti di ogni qualità si sono misurati sulle quattordici stazioni. Alla luce dei raggiungimenti più alti e originali, tradotti in fogli di incisioni per diffonderne i modelli, centinaia di derivazioni declinano in schemi sempre più semplificati, toccando tutta la gamma delle qualità e giungendo anche ai livelli più sgrammaticati e primari, ma riuscendo così a soddisfare . . . >>

Antonio Mercadante

Stazioni di via sacra

Quattro Viae Crucis siciliane

dal XVIII al XX sec.

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ella chiesa di Sant’Agostino, a Sciacca, ventinove piccoli dipinti raccontano storie di salvataggi in extremis, in prevalenza dalle incognite del mare. Sono ex voto offerti alla Madonna del Soccorso dalle ciurme e dai capitani riusciti a rientrare in porto dopo avere scampato pericoli cui si erano già arresi. Miracolati. Poiché a speranze perdute, nel tremore livido di un estremo sudore freddo, solo l’invocazione alla Vergine del Soccorso, a san Calogero e alle anime del purgatorio poté consentire di ritrovare un porto, rivedere le proprie donne, tornare a raccontarla. Ma chi sono i santi patroni cui ci si rivolge con devozione? Come nasce il culto alla Vergine, nella varietà puntigliosa dei suoi titoli, e perché diviene protettrice di un popolo? In quale modo l’arte rende servizio a queste necessità di fede? È possibile guardare agli ex voto dipinti nella loro prima qualità di oggetti d’arte? Possiamo intendere questa pittura anzitutto nelle linee della storia dell’arte . . . >>

Antonio Mercadante

Fatto successo

I patroni, le loro icone d’arte,

i dipinti marinari di ex voto a Sciacca

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Antonio Mercadante

Ernesto Lamagna

I bronzi per Pantelleria

er la chiesa madre di Pantelleria Ernesto Lamagna ha realizzato le grandi porte in acciaio-corten e bronzo, e le statue a tutto tondo disposte all’interno a segnare i luoghi dell’ambone e del battistero. Sono gli unici elementi artistici che adornano al momento la nuova chiesa madre dell’isola, edificata dal 2004 al 2011 in sostituzione della precedente progettata da Enrico Del Debbio nel 1947, e abbattuta nel 2002 per far spazio all’attuale fabbrica. Le opere di Lamagna vengono presentate da Antonio Mercadante in 90 immagini che ne raccontano le forme, l’agire nello spazio, i dettagli di materia, i rapporti d’armonia interni e con l’ambiente architettonico, gli insiemi, le relazioni. Dalla successione fotografica deriva il testo che accompagna lo sguardo del lettore . . . >>

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ell’estate del 2013 Gaetano Giuffrè è stato a Valladolid per visitare il Museo Nacional de Escultura che raccoglie capolavori della scultura lignea policroma spagnola dal XV al XVIII sec.

Nel corso della visita, affascinato dall’incontro con un mondo plastico di straordinaria vitalità ha scattato numerose fotografie, per memoria, concentrando lo sguardo, di opera in opera, su insiemi e dettagli. Nella successione di immagini, sufficiente a dare un’idea compiuta della collezione del Museo, traspaiono anche le preferenze tematiche della scultura stessa di Giuffrè. Egli si sofferma sui volti, sui torsi, sulle posture dinamiche. Gli scatti non erano destinati ad una pubblicazione, restando un fatto privato dello scultore. La loro qualità di visione ci ha spinto però a presentarli in questo libro mostrando in essi anche la possibilità di leggere il modo in cui un artista si approssima compiutamente al lavoro di artefici della stessa disciplina . . . >>

Antonio Mercadante

Gaetano Giuffrè.

Viaggio tra i legni di Valladolid

Breve storia di sculture, progetti

e viae crucis

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cultore fra i maggiori del secondo novecento, erede dell’umanesimo e dell’esistenzialismo, Floriano Bodini (1933-2005) matura la sua visione dell’arte nella Milano di fine quaranta e inizio cinquanta accanto ai maestri di una Brera in rivoluzione. Non solo Milano lo determina, ma anche l’Europa di Henry Moore, Alberto Giacometti, Anton Pevsner, Constantin Brancusi, Fritz Wotruba. Acquisisce la scienza, italiana ed europea, della forma plastica e l’inquietudine del secolo che egli rielabora in un travaglio che lo porta a scelte radicali, talvolta oppositive, avendo in sé, nell’intelligenza di storia e cronaca, gli elementi per formulare l’universo di un’arte espressiva della contemporaneità. Mentre aspro si fa lo scontro di formalisti e realisti, lo scultore aderisce a una corrente che fonda la sua verità nel quotidiano di eros e thanatos, nella sua complessità, nel suo stesso cancro, nella vocazione al disfacimento. Ma anche alla spes contra spem che guarda al mistero dell’uomo . . . >>

Giovanni Bonanno

Floriano Bodini

Maestro della scultura esistenziale

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ercare, sognare, guardare, incontrare, raccontare. Orlando allo specchio è la cronaca poetica di un sogno “ad occhi aperti”, di un viaggio realizzato lungo l’arco di un anno nella vita e nell’opera del maestro Mimmo Cuticchio. È la storia della sua famiglia, è la condivisione di un’opera artistica che ha tenuto vivo il teatro dell’opera dei pupi dentro e oltre i confini di una tradizione dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità.

Il racconto non segue un criterio cronologico, ma asseconda la visione di un sogno cominciato da bambino, quando Mimmo “imparava a camminare mentre cercava di tenere i pupi in piedi”. Giulia Lo Porto incontra il maestro, ne raccoglie la testimonianza e la restituisce al lettore con la forza narrativa di chi  affida al racconto il compito non solo di trasmettere una storia vissuta, ma anche di evocare uno spazio “ulteriore”: lo spazio del “fare”, che passa attraverso . . . >>

Giulia Lo Porto

Orlando allo specchio

Uomini e pupi nel teatro di Mimmo Cuticchio

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l volume ripercorre uno dei periodi più significativi della storia dell’arte, rivisitato da uno studioso italiano che, in un ciclo di lezioni tenute a Cordoba, in Argentina, espone i suoi punti di vista a un gruppo di giovani laureati in belle arti e architettura.

Quotidiano è l’incontro fra docente e allievi, volto a dischiudere la civiltà del Quattrocento e del Cinquecento penetrando la complessità intellettuale di maestri come Masaccio e Piero della Francesca, Leonardo e Michelangelo, Raffaello, Tiziano e Caravaggio, che concepiscono l’uomo centro della natura e della storia.

Dinanzi ai capolavori della pittura e immersi nella ricerca dell’enigma che li rende immortali, si squaderna agli studenti, di lontane origini italiane,  il sublime della bellezza e un ignoto universo di verità. Forte è il bisogno di comprendere, con l’apporto della critica e di una esegesi non puramente formalista, l’uomo universale che l’Italia prospetta al mondo . . . >>

Giovanni Bonanno

Rinascimento a Cordoba

Conversazioni d’arte in Argentina

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